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Come ti rubo l’identità - Patti chiari - Play RSI

Auto da 40’000 franchi, vacanze di lusso e profili falsi: tre vittime raccontano l’incubo del furto d’identità. Nel darknet i dati personali valgono oro produzione A Bon Entendeur RTS, adattamento di Paola Leoni Un’auto da 40’000 franchi ottenuta in leasing a tuo nome. Fatture per decine di migliaia di franchi per vacanze da sogno mai fatte. O centinaia di profili falsi che usano il tuo volto per estorcere denaro a sconosciuti. Non è la trama di un film, ma la realtà vissuta da Mateo, Léa e Lexie, tre vittime di furto d’identità. Un incubo per le vittime che si trovano a combattere contro un nemico invisibile, spesso con la sensazione di essere impotenti. E i furti di identità, insieme ai profili falsificati, sono in aumento. Il caso di Mateo: un leasing da 40’000 franchi a suo nome (e a sua insaputa) presso un garage ticinese Mateo, 23 anni, vive vicino a Ginevra e non possiede un’auto. La sua odissea inizia quando riceve dall’ufficio della circolazione una fattura per delle targhe che non ha mai richiesto. “Tutti i problemi nascono da un furto d’identità,” spiega. “Qualcuno ha utilizzato una copia del mio documento per ottenere delle targhe. E per prendere in leasing delle automobili presso due concessionari diversi: uno in Ticino e uno nella Svizzera tedesca.” I presunti autori, immortalati dalla videosorveglianza dei due garage coinvolti, falliscono l’impresa nel garage svizzero tedesco. Ma riescono nel loro intento nel garage ticinese. Grazie a documenti falsificati, spariscono così con un’auto da circa 40’000 franchi. “Questa dovrebbe essere l’auto che ho preso in leasing. Bella, vero? Peccato che non l’ho mai vista né toccata!”, commenta amaramente Mateo guardando su internet le fotografie del modello di auto sul quale si sono dileguati i truffatori. Sebbene la denuncia penale gli abbia permesso di annullare il leasing, è rimasta una fattura da saldare per le targhe. Un dilemma burocratico: “La polizia mi ha detto di non pagare nulla. Pochi giorni dopo, invece, l’Ufficio della circolazione mi ha comunicato che dovevo pagare. Ma se pago… potrebbe sembrare un’ammissione.” Alla fine, su consiglio della sua protezione giuridica, Mateo salda il conto, rimborsatogli poi dalla protezione giuridica: una procedura legale sarebbe stata ben più salata. Resta una domanda angosciante: come hanno fatto i truffatori a ottenere i suoi dati? “Non ho mai perso il mio documento d’identità,” si chiede Mateo. “A volte ho dovuto scansionarlo per alcune applicazioni, mi chiedo se i dati siano stati rubati da qualche parte.” Benvenuti nel Darknet, il mercato nero digitale La risposta alla domanda di Mateo si trova forse nel cosiddetto darknet, una sorta di “mercato nero digitale” dove i dati personali diventano merce di scambio. Lennig Pedron, direttrice di TrustValley ed esperta di cybersicurezza, spiega cosa si può trovare in questo angolo oscuro del web: “Si trovano armi, droga, dati di carte di credito o documenti d’identità rubati. Si possono persino creare passaporti falsi.” E non tutti i documenti hanno lo stesso valore. “Il prezzo dipende dalla nazionalità,” continua l’esperta. “Un passaporto svizzero costa tra i 5’000 e i 13’000 franchi.” È tra i più costosi perché è considerato prezioso, permettendo di attraversare quasi tutte le frontiere e perché appare più affidabile quando, ad esempio, si vuole truffare qualcuno chiedendo un credito. Il caso di Léa: sommersa da fatture per acquisti mai fatti Anche Léa ha vissuto un calvario simile. Per oltre un anno ha ricevuto fatture per acquisti online mai effettuati, accumulando un debito fittizio di oltre 20’000 franchi. Tra i servizi che non ha mai prenotato e dei quali non ha mai usufruito - ma che le sono stati fatturati - ci sono anche costose vacanze all’estero. “Cominci a mettere tutto in discussione, a chiederti se hai commesso un errore, a domandarti fino a dove può arrivare questa storia,” confessa. I truffatori usavano uno schema astuto: aprivano account di e-mail spacciandosi per Léa; con questi account farlocchi interagivano con le aziende, prenotavano servizi vari, chiedevano il pagamento con fattura. E fornivano… il vero indirizzo postale di Léa. In questo modo, le fatture iniziali – inviate via mail – venivano effettivamente inviate ai truffatori, che non pagavano. E i solleciti di pagamento cartacei finivano… nella cassetta delle lettere di Léa. Fortunatamente, Léa alla fine non ha dovuto pagare nulla e ritiene di non avere colpe: “Non ho cliccato su link sospetti. Non ho risposto a telefonate dubbie.” Anzi, punta il dito contro una certa lassità: “Secondo me anche i commercianti potrebbero fare molto di più sul fronte della prevenzione: sarebbe opportuno rendere meno semplice la possibilità di ordinare qualcosa con fattura.” Il caso di Lexie: centinaia di profili falsi per estorcere denaro Per la giovane camionista e influencer Lexie, l’incubo ha assunto una forma diversa, ancora più personale e invasiva. Orgogliosa del suo lavoro, Lexie ha iniziato a condividere la sua passione sui social. Ma dopo un’apparizione televisiva, la situazione è degenerata: “Con le foto generate dall’intelligenza artificiale, tutto è sfuggito di mano.” Centinaia di profili falsi sono apparsi online. I truffatori si spacciano per lei, chattano con uomini fino a convincerli di avere una relazione e poi chiedono soldi, con somme che arrivano fino a 35’000 euro. L’impatto sulla sua vita è stato devastante. “Due donne mi hanno scritto chiedendomi di lasciare in pace i loro mariti. Mi accusavano di aver distrutto le loro famiglie,” racconta sconvolta. François Nanchen, esperto di cyber crimine della Polizia cantonale vodese, le sta dando aiuto, segnalando e facendo chiudere i profili falsi. Ma è una lotta impari. “I truffatori hanno persino creato documenti d’identità francesi e svizzeri falsi a suo nome. Questo conferisce credibilità ai profili contraffatti e fa credere che si tratti dell’account ufficiale.” “Le identità sono il nuovo oro” Nel darknet, non si vendono solo dati di documenti, ma anche interi profili social. “I criminali cercano di raccogliere il maggior numero possibile di dati su una persona per costruirne un profilo completo,” spiega Lennig Pedron. “Più informazioni possiedono, più possono colpire in modo mirato.” Il suo avvertimento è chiaro: “Le identità sono il nuovo oro. I criminali non rubano più il vostro portafoglio, ma la vostra identità digitale. Per questo motivo, conservare nella posta elettronica una scansione del documento d’identità per anni, solo perché è pratico, non è una buona idea.” Per Lexie, e per molte altre vittime, la strada è ancora in salita. “ Spero che un giorno tutto questo finisca - conclude con amarezza. “ Ma credo che questa battaglia durerà ancora a lungo.”

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